Utøya, Norvegia – foto di Donato Guerrini

Sono tornato in Norvegia per la prima volta dopo il 22 luglio 2011, giorno della tremenda strage di Utøya. L’isoletta non è visitabile, ma un masso lungo la strada sulla riva che la fronteggia è diventato un altare laico dove fermarsi a pregare, a riflettere, a lasciare una testimonianza. Sono stato fortunato, mi ha accolto una giornata lattiginosa con una pioggerellina fine, ambiente perfetto per mimetizzare gli occhi lucidi e lo stomaco chiuso.

La ferita ancora sanguina ed il dibattito fra i norvegesi è ancora molto vivo. Un’ anima vorrebbe ritornare ai sonni tranquilli di una nazione ricca e prospera, derubricando l’azione di Anders Behring Breivik a follia isolata. Altri sono invece allarmati dal terreno fertile che odio e intolleranza hanno conquistato in parte delle giovani generazioni norvegesi negli anni recenti, a dispetto del fatto che il paese scandinavo ospiti, ben integrati, un buon numero di immigrati. La Norvegia non è più lo stesso paese di prima e chissà se anche questo può essere un segno del declino che sta attraversando la società occidentale.

Donato / GPH