Cina – foto di Andrea Cassano

Una galleria di foto del nostro amico Andrea Cassano scattata durante un viaggio in Cina nel 2016.

Un viaggio in Cina regala emozioni contrastanti, portando da paesaggi naturali mozzafiato sul fiume Li nelle vicinanze di Guilin fino ai grattacieli ipertecnologici di Shanghai e Hong Kong. E passando dall’incredibile esercito di terracotta a X’ian alla grandiosità sconfinata della grande muraglia nei pressi di Beijing (Pechino).

  Andrea”

Alessandro / GPH

Transumanza – foto di Donato Guerrini

Alla fine della stagione estiva, la transumanza. Siamo in Valtellina, i pastori accompagnano la discesa delle vacche dai pascoli in alta quota alle stalle nel fondovalle. Migrazione che sancisce la fine del periodo di produzione del prelibato Bitto, pregiato formaggio la cui lavorazione inizia direttamente negli alpeggi, con il latte, profumato di fiori, appena munto. La discesa avviene in poche ore, coprendo dislivelli di anche 2000 metri, spesso sfruttando strade carrozzabili, e passando in mezzo ai paesi, come Buglio in Monte, nelle nostre immagini. Gli abitanti del paese aspettano sulla porta di casa o in piazza l’arrivo degli animali, per ricongiungersi, al loro passaggio, alle profonde radici contadine di queste valli.

Donato / GPH

Kangaroo Island – foto di Alessandro Guerrini

Kangaroo Island, l’isola dei canguri. E’ buffo, perchè in realtà di canguri ne ho visti – o meglio intravisti – veramente pochi, e fotografato nessuno. Ci sono, e non sono poi così pochi, anche se oggi è rimasta solo una minima parte dell’enorme numero di macropodidi che dominava l’isola in passato. Oggi hanno imparato a tenersi ben lontano dall’uomo, dato il trattamento riservato; un po’ meno dalle strade e dagli automezzi con i quali giornalmente, soprattutto la notte, hanno incontri ravvicinati poco piacevoli dai quali escono ovviamente malconci. In compenso abitano l’isola un’infinità di altre specie animali ben più facili da incontrare, in particolare nelle ampie zone che sono parco nazionale: pinguini, koala, foche, pellicani ed altri strani uccelli, lucertoloni, e chi più ne ha più ne metta! Insomma un vero spettacolo a cielo aperto 24 ore su 24! E poi colori talmente vivi che sembrano finti. E panorami spettacolari con formazioni geologiche particolarissime come le Remarkable Rocks: un nome un programma. Peccato essere stati solo due giorni!

Alessandro / GPH

I koala di Cape Otway e la Great Ocean Road – foto di Alessandro Guerrini

Come condensare quasi mille chilometri di tragitto che collegano Melbourne ad Adelaide in poche righe (e ancora meno foto)? Impossibile. Quindi in questo articolo semplicemente mi concentro su alcuni punti focali, come una parte del tratto della  Great Ocean Road, che attraversa il parco di Cape Otway, e quello successivo che si affaccia sui famosi faraglioni di pietra calcarea noti come i Dodici Apostoli: in effetti sopra il pelo dell’acqua al momento ci sono solo otto monoliti e questo è anche il motivo per cui preferisco chiamare questo luogo con il suo nome originale ‘The Sow and Piglets‘ e non con quello ‘acchiappa turisti’ di cui sopra. Tornando al parco di Cape Otway questo è principalmente composto da una foresta, in buona parte di eucalipti, la casa naturale dei koala, che sono ghiottissimi delle loro foglie, e la strada che lo attraversa porta al promontorio dove si trova il faro, uno dei più famosi d’Australia per i tanti naufragi che si sono verificati in queste zone prima della sua costruzione. I koala sono semplicemente spettacolari: noi li abbiamo trovati rannicchiati su alberi relativamente bassi sul ciglio della strada, il che ha permesso scatti ravvicinatissimi. E la cosa interessante è che non erano nemmeno granchè infastiditi dalla nostra presenza. Terminata la Great Ocean Road abbiamo virato verso Cape Jervis: la nostra meta infatti non era Adelaide, o perlomeno non subito, bensì Kangaroo Island, che si trova a largo della costa a sud di questa città, dove ci aspettava il traghetto per raggiungerla. Abbiamo quindi attraversato le valli verdeggianti molto scenografiche, che man mano che ci avvicinavamo alla costa diventavano sempre meno verdi e sembravano quasi ‘bruciate’ già all’inizio di novembre (cioè primavera per questa parte del globo).

Alessandro / GPH

Presente!

il viaggio - by alessandro guerriniNon siamo scomparsi! Forse un pò ‘dormienti’ ultimamente, ma ci siamo. In questi ultimi due anni sono successe tante cose bellissime, ma che hanno smosso quelli che erano equilibri precisi: una fase di assestamento era necessaria. Il mio proposito è quindi adesso quello di essere più costante nelle pubblicazioni. Diverso tempo fa promisi di continuare con le gallerie relative all’ultimo viaggio dall’altra parte del mondo: bene – è arrivato il momento. A breve verrà pubblicato diverso materiale relativo a quei luoghi così lontani, ma che reputo profondamente ‘miei’. Quindi……a prestissimo!

 Alessandro / GPH

Gibellina Vecchia – Il Cretto – foto di Donato Guerrini

Oggi, 47 anni fa, la valle del Belice, in Sicilia, veniva squassata da un violentissimo terremoto. Gibellina, completamente distrutta e ricostruita altrove, è da allora assurta a simbolo, prima dell’abbandono, poi della speranza di riscatto e dell’utopia, infine della capacità tutta italiana a non completare quanto iniziato. Il simbolo dei simboli é il Cretto, opera ciclopica di Alberto Burri. L’artista umbro ha coperto le rovine del vecchio borgo con una colata di cemento alta un metro e mezzo, mantenendo pero’ perfettamente la planimetria della cittadina.

Un potentissimo ed emozionante monumento che cristallizza la memoria; una delle opere d’arte più grandi al mondo e fra le meno conosciute e valorizzate in Italia. I pochi fortunati che ne hanno notizia e che riescono a trovarlo in barba alla disastrata viabilità della Sicilia interna, possono così goderselo in perfetto silenzio e solitudine.

Donato / GPH

 

Melbourne – foto di Alessandro Guerrini e Letizia Capezzuoli

Il primo passo in Australia lo abbiamo fatto a Melbourne arrivando la mattina dopo un volo notturno da per me purtroppo insonne ed un’influenza, dovuta principalmente alla stanchezza arretrata, che faceva capolino. Decisione obbligata: a letto fino ad ora di cena! Saggia peraltro dato che già la sera stavo parecchio meglio. Questo ha significato sacrificare la prima giornata, ma ha comunque permesso di godersi sia la passeggiata ad ora di cena con una veloce visita all’Eureka Skydeck, il grattacielo più alto della città, che l’altrettanto magnifica giornata successiva, finalmente con un gran bel sole primaverile, accompagnata qua e là dal suono inconfondibile di un didgeridoo. La città è molto giovane e viva, ma ancora a misura d’uomo, senza la frenesia tipica di altre città simili per dimensioni, e ti puoi facilmente trovare davanti ad una coppia appena sposata che sorseggia tranquillamente un prosecco al tavolo di un bar sul marciapiede di una via del centro. E’ molto organizzata anche lato turista con un efficientissimo sistema di trasporto pubblico compresa una linea tramviaria totalmente gratuita. L’unica cosa che non ha funzionato a dovere è stato il sistema di chiamata dei taxi: abbiamo aspettato buoni 45 minuti prima di riuscire a salire sul nostro nonostante svariate chiamate con gentilissimi operatori che confermavano l’arrivo entro pochi minuti…..mah! Comunque alla fine siamo riusciti ad arrivare all’autonoleggio e quindi a partire verso la Great Ocean Road ed al nostro primo tramonto aussie.

Alessandro / GPH

E’ primavera! – foto di Alessandro Guerrini

Dopo una stagione, pur se non particolarmente rigida, sicuramente più lunga del solito sembra finalmente essere arrivata: si è fatta attendere ma eccola sbocciare, la primavera, con i suoi colori, con la sua luce e con i suoi profumi da riscoprire. E, pur vivendo in città, vi assicuro che si può facilmente apprezzare il cambiamento, e non solo dai giardini e dalle piante e dai fiori che li accendono: è come se quella parte di noi, che durante il ‘letargo’ invernale era rimasta sopita, rinascesse improvvisamente. Ritorna la voglia di uscire, di respirare, di guardarsi intorno, di apprezzare quei piccoli particolari che nella vita quotidiana spesso tendono a sfuggirti. Le foto di questa galleria non hanno un particolare filo conduttore se non il fatto che sono state scattate nella stessa giornata: seguono semplicemente l’ordine cronologico delle ore trascorse per metà in città e per metà nella campagna che la circonda.

Alessandro / GPH

Egitto, il grande tempio di Amon a Karnak – foto di Alessandro Guerrini

Karnak è il nome a cui generalmente viene associato il grande tempio, anch’esso dedicato al Dio Amon: in realtà si tratta del nome del villaggio dove si trova questo secondo tempio, situato sempre sulle sponde del Nilo ca. 2,5 km a nord di Luxor. Ancora una volta si rimane a bocca aperta di fronte alla magnificenza dell’opera, soprattutto se paragonata alla povertà strutturale e decorativa degli edifici odierni presenti accanto al tempio. Anzi, per dirla tutta, numerosi di questi edifici dell’Egitto di oggi si trovano proprio sopra al vastissimo complesso architettonico – che in origine si trovava ad un livello inferiore rispetto a quello del villaggio dei giorni nostri – ricoprendolo e nascondendolo in parte ai nostri occhi. Solo svariati lavori di scavo, effettuati nel corso di decenni se non secoli, ne hanno riportato alla luce buona parte dello splendore.

Alessandro / GPH

Egitto, il tempio di Luxor – foto di Alessandro Guerrini

Luxor sorge in Egitto lungo la valle del Nilo sulle ceneri dell’antica Tebe: un posto unico al mondo. La concentrazione delle testimonianze architettoniche ed artistiche di quella che è stata una tra le civiltà più affascinanti del passato è l’elemento che domina ogni angolo di questa città. Il tempio di Luxor (dedicato ad Amon), che potete vedere in questa galleria di foto, è un esempio dell’altissimo livello raggiunto dagli artisti dell’epoca e della magnificenza delle opere che riuscivano a portare a termine: basti pensare alla pulizia delle linee dei bassorilievi od alle tracce visibili ancora oggi dei colori intensi che ornavano il tempio stesso; oppure alla capacità di produrre obelischi monoblocco di granito di lunghezza pari a quasi trenta metri e di peso difficilmente immaginabile; od ancora alla progettualità delle opere stesse pensate, fin dalla loro costruzione, per durare nei millenni ed arrivare, dopo ben 3500 anni, fino ai giorni nostri. Si noti inoltre che, nello specifico, parti del tempio originario sono state riadattate nel corso degli anni, insieme ad alcune costruzioni aggiuntive, di volta in volta a moschea piuttosto che a chiesa cristiana, rendendo il complesso crocevia delle più importanti religioni.

Alessandro / GPH