Cina – foto di Andrea Cassano

Una galleria di foto del nostro amico Andrea Cassano scattata durante un viaggio in Cina nel 2016.

Un viaggio in Cina regala emozioni contrastanti, portando da paesaggi naturali mozzafiato sul fiume Li nelle vicinanze di Guilin fino ai grattacieli ipertecnologici di Shanghai e Hong Kong. E passando dall’incredibile esercito di terracotta a X’ian alla grandiosità sconfinata della grande muraglia nei pressi di Beijing (Pechino).

  Andrea”

Alessandro / GPH

Sabbioneta, un altro sguardo – foto di Augusto Airoldi

A poca distanza dalla pubblicazione della galleria su Sabbioneta, l’amico Augusto Airoldi, ci offre un altro sguardo sulla cittadina mantovana; sguardo che esplora, sopra ogni altra cosa, i magnifici interni degli edifici della città ideale dei Gonzaga.    

Donato / GPH

Saline Siciliane – foto di Donato Guerrini

Risale al 2016, in uno dei tanti viaggi in Sicilia della mia vita, la visita alle affascinanti saline nel trapanese; ingegno nella costruzione, e gestione fra tradizione e modernità. Alla periferia di Trapani spiccano i fenicotteri; piu’ a sud, verso Marsala, gli elenganti mulini, i colori, le geometrie, le isole di Mozia, Stagnone e Favignana che fanno da sfondo impareggiabile…

Donato / GPH

Sabbioneta – foto di Donato Guerrini

Nulla di meglio di una livida domenica invernale per godersi in perfetta solitudine la struggente e decadente bellezza di Sabbioneta, nel mantovano. Costruita alla fine del XVI secolo dai Gonzaga, con i principi  umanistici e rinascimentali della città ideale, fa parte da 10 anni del Patrimonio dell’Umanità protetto dall’Unesco.

Donato / GPH

Transumanza – foto di Donato Guerrini

Alla fine della stagione estiva, la transumanza. Siamo in Valtellina, i pastori accompagnano la discesa delle vacche dai pascoli in alta quota alle stalle nel fondovalle. Migrazione che sancisce la fine del periodo di produzione del prelibato Bitto, pregiato formaggio la cui lavorazione inizia direttamente negli alpeggi, con il latte, profumato di fiori, appena munto. La discesa avviene in poche ore, coprendo dislivelli di anche 2000 metri, spesso sfruttando strade carrozzabili, e passando in mezzo ai paesi, come Buglio in Monte, nelle nostre immagini. Gli abitanti del paese aspettano sulla porta di casa o in piazza l’arrivo degli animali, per ricongiungersi, al loro passaggio, alle profonde radici contadine di queste valli.

Donato / GPH

Kangaroo Island – foto di Alessandro Guerrini

Kangaroo Island, l’isola dei canguri. E’ buffo, perchè in realtà di canguri ne ho visti – o meglio intravisti – veramente pochi, e fotografato nessuno. Ci sono, e non sono poi così pochi, anche se oggi è rimasta solo una minima parte dell’enorme numero di macropodidi che dominava l’isola in passato. Oggi hanno imparato a tenersi ben lontano dall’uomo, dato il trattamento riservato; un po’ meno dalle strade e dagli automezzi con i quali giornalmente, soprattutto la notte, hanno incontri ravvicinati poco piacevoli dai quali escono ovviamente malconci. In compenso abitano l’isola un’infinità di altre specie animali ben più facili da incontrare, in particolare nelle ampie zone che sono parco nazionale: pinguini, koala, foche, pellicani ed altri strani uccelli, lucertoloni, e chi più ne ha più ne metta! Insomma un vero spettacolo a cielo aperto 24 ore su 24! E poi colori talmente vivi che sembrano finti. E panorami spettacolari con formazioni geologiche particolarissime come le Remarkable Rocks: un nome un programma. Peccato essere stati solo due giorni!

Alessandro / GPH

I koala di Cape Otway e la Great Ocean Road – foto di Alessandro Guerrini

Come condensare quasi mille chilometri di tragitto che collegano Melbourne ad Adelaide in poche righe (e ancora meno foto)? Impossibile. Quindi in questo articolo semplicemente mi concentro su alcuni punti focali, come una parte del tratto della  Great Ocean Road, che attraversa il parco di Cape Otway, e quello successivo che si affaccia sui famosi faraglioni di pietra calcarea noti come i Dodici Apostoli: in effetti sopra il pelo dell’acqua al momento ci sono solo otto monoliti e questo è anche il motivo per cui preferisco chiamare questo luogo con il suo nome originale ‘The Sow and Piglets‘ e non con quello ‘acchiappa turisti’ di cui sopra. Tornando al parco di Cape Otway questo è principalmente composto da una foresta, in buona parte di eucalipti, la casa naturale dei koala, che sono ghiottissimi delle loro foglie, e la strada che lo attraversa porta al promontorio dove si trova il faro, uno dei più famosi d’Australia per i tanti naufragi che si sono verificati in queste zone prima della sua costruzione. I koala sono semplicemente spettacolari: noi li abbiamo trovati rannicchiati su alberi relativamente bassi sul ciglio della strada, il che ha permesso scatti ravvicinatissimi. E la cosa interessante è che non erano nemmeno granchè infastiditi dalla nostra presenza. Terminata la Great Ocean Road abbiamo virato verso Cape Jervis: la nostra meta infatti non era Adelaide, o perlomeno non subito, bensì Kangaroo Island, che si trova a largo della costa a sud di questa città, dove ci aspettava il traghetto per raggiungerla. Abbiamo quindi attraversato le valli verdeggianti molto scenografiche, che man mano che ci avvicinavamo alla costa diventavano sempre meno verdi e sembravano quasi ‘bruciate’ già all’inizio di novembre (cioè primavera per questa parte del globo).

Alessandro / GPH

Presente!

il viaggio - by alessandro guerriniNon siamo scomparsi! Forse un pò ‘dormienti’ ultimamente, ma ci siamo. In questi ultimi due anni sono successe tante cose bellissime, ma che hanno smosso quelli che erano equilibri precisi: una fase di assestamento era necessaria. Il mio proposito è quindi adesso quello di essere più costante nelle pubblicazioni. Diverso tempo fa promisi di continuare con le gallerie relative all’ultimo viaggio dall’altra parte del mondo: bene – è arrivato il momento. A breve verrà pubblicato diverso materiale relativo a quei luoghi così lontani, ma che reputo profondamente ‘miei’. Quindi……a prestissimo!

 Alessandro / GPH

Gibellina Vecchia – Il Cretto – foto di Donato Guerrini

Oggi, 47 anni fa, la valle del Belice, in Sicilia, veniva squassata da un violentissimo terremoto. Gibellina, completamente distrutta e ricostruita altrove, è da allora assurta a simbolo, prima dell’abbandono, poi della speranza di riscatto e dell’utopia, infine della capacità tutta italiana a non completare quanto iniziato. Il simbolo dei simboli é il Cretto, opera ciclopica di Alberto Burri. L’artista umbro ha coperto le rovine del vecchio borgo con una colata di cemento alta un metro e mezzo, mantenendo pero’ perfettamente la planimetria della cittadina.

Un potentissimo ed emozionante monumento che cristallizza la memoria; una delle opere d’arte più grandi al mondo e fra le meno conosciute e valorizzate in Italia. I pochi fortunati che ne hanno notizia e che riescono a trovarlo in barba alla disastrata viabilità della Sicilia interna, possono così goderselo in perfetto silenzio e solitudine.

Donato / GPH

 

Gibellina Nuova – foto di Donato Guerrini

Gibellina, adagiata su un colle della valle del Belice è stata completamente rasa al suolo dal terribile terremoto del 1968. Racconta una parabola tutta italiana: distruzione, abbandono e approssimazione, ma anche tensione al riscatto, passione e cultura. Sullo sfondo, ma non troppo, il contrasto eterno fra natura e cemento, in questo caso sviluppato anche in modo altissimo e simbolico con l’opera di Alberto Burri nel vecchio sito di Gibellina.

Gibellina Nuova è stata ricostruita ad una ventina di chilometri di distanza, con il contributo di artisti e urbanisti, chiamati in Sicilia da Ludovico Corrao, a più’ riprese appassionato sindaco della città. L’idea di Corrao era di promuovere l’arte come riscatto, la sua utopia di ricostruire una città ideale. Nel mio viaggio del 2013, con un po’ di tristezza, ho visto Gibellina Nuova come una magnifica incompiuta, forse destinata a rimanere per sempre tale, visti i segni già evidenti di una acerba decadenza.

Donato / GPH